Di palloni gonfiati…

… e palloni bucati

Assurdo titolo per un racconto geniale che ho letto qualche mese fa, uno di quelli che in un certo senso ti fa sentire parte dell’universo, parte di qualcosa, perché sì, inutile negare e abbassare la testa sotto al tavolo, è capitato a tutti.

Da bambini, maschi e femmine, da soli o in compagnia… chi non ha avuto la vicina malvagia che terrorizzava il quartiere con il suo mastino bavoso e un ago da lana per bucare i palloni?

Il ritratto qui sopra corrisponde alla mia vicina (pace all’anima sua), ma sono sicura che qualcosa di simile sia capitato anche a voi.

Ci chiamava palloni gonfiati e i nostri palloni finivano sempre… bucati.

Ricordo ancora il terrore puro quando giocavo a calcio con mio cugino e lui, in una pessima imitazione di Holly e Benji, faceva finire la palla oltre la recinzione di rose.

Quel che avveniva dopo lo avremmo saputo da ciechi e sordi, sarebbe stata una certezza perfino se fossimo corsi al Polo Nord per non sentire la notizia.

Arrivava lei, la vecchina in scialle, con il mastino a fianco che sbavava agguerrito e l’ago da lana intrecciato alle dita rinsecchite. E poi c’era quel sorriso alla Joker, quello di chi sbottava perché era stato infastidito dalle nostre strilla gioiose e finalmente poteva tramutare ogni riso in pianto, come nemmeno Gesù con i pani e i pesci.

Passo felpato, pallone in pugno, ago alla mano e boom!

Il pallone si sgonfiava lentamente, finiva tra le zampacce di quel cane mefistofelico che giusto per aumentare la tortura sbocconcellava la mezzaluna di cuoio come un osso di coniglio.

Penso di avere detto addio ad almeno un centinaio di palloni, grazie alle manie da calciatore fallito di mio cugino (il pallone gonfiato per eccellenza). Non pensavo però di leggere mai un racconto che ne parlasse.

Soprattutto perché non è un racconto sciocco, come quello da me descritto, ma curato nel dettaglio e armato di una scrittura intelligente.

Non per niente si parla di uno scrittore realizzato e non di una scribacchina a tempo perso come me.

Se qualcuno avesse voglia di ritrovarsi nel dramma del pallone (in questo caso rubato e non bucato), l’autore è il famoso Michele Mari, il racconto (I palloni del signor Kurz) è contenuto nella raccolta Euridice aveva un cane.

Mini spoiler: nel racconto di Mari, nulla è come sembra. E quando il protagonista organizzerà una spedizione per recuperare i palloni rubati… non vi dico altro.

E voi avete già letto qualcosa di suo?

Michele Mari, Euridice aveva un cane, Einaudi

Lo strano caso del dottor Wattpad…

… e di chi ci ha provato e ancora non sa

Ho scelto di intitolare questo articolo permettendomi di rimaneggiare il celebre “Dottor Jekyll e Mr Hyde” di Stevenson, non per manie di onnipotenza, ma perché il caso Wattpad mi lascia tuttora sensazioni discordanti.

Ricordo ancora il giorno in cui mi iscrissi, anno 2017. Tutti ne parlavano e per darci una sbirciata era obbligatorio avere un account, quindi perché non provare?

La mia prima esperienza su Wattpad può essere riassunta in due punti che hanno portato a una fuga immediata:

  1. carrellata di bad boys e tizie mezze nude stile After in una pseudo lingua “italiana”;
  2. autrice che minaccia di segnalarmi, bloccarmi, usarmi come bambolina voodoo o paraspifferi per finestra perché ho osato ricordarle gentilmente che in italiano esiste il congiuntivo.

“Lasciate ogni speranza, o voi che entrate”…

Ma in fondo chi me lo faceva fare di entrare? Mi sono tenuta la speranza e ho tagliato la corda, giurandomi di non rimetterci piede.

Chi mi conosce nella vita reale (quindi nessuno su web) sa però che non sono brava a restare con i piedi saldi in una decisione quando di mezzo ci finisce la scrittura.

Quindi, in pieno lockdown, quando ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere, ho pensato di ritentare la sorte.

Avevo una storia in mente, non sapevo che farmene, speravo di trovare qualcuno disposto a leggermi. E visto che un blog non era adatto a una storia lunga come la mia, la scelta è ripiegata automaticamente su Wattpad.

All’inizio ho lasciato la speranza e ho soprannominato Wattpad la giungla, la bolgia infernale, il calderone mefistofelico (e lo è).

Alla sedicesima parte della mia storia avevo zero stelline/voti, visualizzazioni solo mie, commenti da cercare con il binocolo. Un fallimento su tutta la linea.

Presto ho capito che i modi per fare carriera in fretta sono due:

  1. pubblicizzare (alias spammare) la storia ovunque, senza ritegno ed educazione;
  2. buttarsi in mille “scambi di lettura” con altri utenti. Al 90% non ti leggeranno, ma forse qualche voto te lo lasceranno di sfuggita.

I miei scambi all’inizio sono stati una tragedia. Leggevo solo io, cose improponibili, e davo pure consigli che credevo utili. Ma da me non passava nessuno e io, comunque, imperterrita a tirare avanti per la mia strada.

Poi è successo… il primo scambio che ha funzionato, il primo lettore disinteressato, i primi commenti sinceri, le prime critiche sincere.

La macchina ha ingranato e con mio grande stupore, scavando, scavando, scavando e scavando ancora, ho conosciuto persone preziose e mature, autrici originali, lettrici con cui ho amato confrontarmi.

La mia non è una storia da chissà quante stelline, i miei numeri sono bassi e spesso mi sono sentita demoralizzata. Però ho trovato dei punti di riferimento efficienti e capaci di sostenermi nei momenti di crisi.

Wattpad resta tuttora il calderone mefistofelico. E ogni tanto vedo di quelle oscenità e di quei comportamenti disonesti da voler fuggire di nuovo. Però, nonostante le mille critiche, devo dire che c’è un piccolo puntino di buono.

Quindi sì, la mia esperienza è un po’ come il Dottor Jekyll e Mr. Hyde: ambivalente e doppia. E così lo sono anche io, perché a giorni penso di restare, a giorni di cancellare tutto e sparire.

Adesso sono ancora nella mia “fase di prova”, sto valutando i pro e i contro. Ma se all’inizio il giudizio era negativo al 100%, ora ho imparato che nella vita bisogna sempre andare oltre il pregiudizio e dare il beneficio del dubbio.

Qualcosa di buono da quella piattaforma mi è arrivato e, anche se non so quanto resisterò, sono felice di avere fatto un tentativo.

E voi? Qualcuno è già approdato su quei lidi? Siete scappati o rimasti?

Nel caso a qualcuno interessasse, vi lascio il link della mia pagina con la storia che ho scritto. Sia mai che un giorno, prima o poi, non vi racconti di che si tratta.

Tentativo di riapertura

Di un pensiero e troppi “forse”

Quando anni fa ho iniziato a scrivere su questo blog, non credevo richiedesse grande impegno. Dopo un trauma iniziale per configurare tutto – e io sono negata in queste cose – pensavo bastasse mettersi al computer e scrivere quel che mi passava per la testa.

Invece no… iniziare è stata la parte più facile. Ho scoperto poi che gli articoli richiedevano documentazione, letture, programmazione e così in pochi mesi ho faticato a mantenere il ritmo e il progetto di blogger è fallito – come molti progetti nella mia vita, iniziati un po’ così a caso.

Forse perché in realtà preferisco scrivere narrativa, racconti e storie lunghe e quindi dedicargli del tempo mi rubava una fetta di tempo già troppo scarso, forse perché la vita è sempre un disastro, per più di un anno mi sono dimenticata di lui.

In compenso ho scritto: tanto, tantissimo, anche su piattaforme dove con una punta di snob anticonformista mi ero detta di non approdare mai (forse un giorno ve ne parlerò).

Poi, da una conversazione casuale, è saltato fuori così, il blog, e una parte di me si è accusata di averlo lasciato in sospeso, chiuso in un cassetto della mente: era un’attività che mi piaceva e forse la soluzione stava semplicemente nel prendersi alla leggera, senza voler scrivere chissà quale articolo.

Non garantisco nessuna regolarità e serietà, ma ho pensato che di tanto in tanto non sarebbe stato male scrivere qualche intervento, come sfogo o riflessione.

Non sarà interessante per nessuno e resta per me stessa una grande incognita. Ma dare una seconda possibilità (che forse nel mio caso è la terza) non costa nulla e quindi…

Tre, due, uno…

Si riparte (forse)

Odiblue

Buon Happy-gatto

Per la giornata mondiale del gatto

Appena letto l’articolo su Repubblica (o meglio, visto il video), da vera gattara non potevo perdere l’occasione per riavvicinarmi a un blog che ho decisamente snobbato. Buon compleanno a tutti i gatti del mondo e per festeggiare una poesia di Baudelaire (1857).

 

Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso;
trattieni i tuoi artigli
ch’io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d’agata e metallo
Quando a bell’agio le mie dita a lungo
ti carezzan la testa e il dorso elastico,
e gode la mia mano ebbra al toccare il tuo corpo elettrico,
vedo in spirito la mia donna:
profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo, bestia amabile,
penetra tagliente come fosse una freccia,
e dai piedi alla testa
una sottile aria, rischioso effluvio,
tutt’intorno gira al suo corpo bruno.

Pandora – Capitolo 8

Dalia

Mentre ci dirigiamo verso l’edificio della Cosmos Costruzioni, sento un coraggio da leoni scalpitare nel petto. E non mi stupisco più del cadavere di Enrico, di quelle troppe spade, della polvere azzurra che le ali di Menelao stanno spargendo attorno all’intero edificio.

«Vorrei solo capirci qualcosa in più» bofonchio. «Non sentirmi una barchetta di legno marcio in mezzo alla tempesta.»

«Umani, umani» borbotta Micio dalla tasca di Iris. «Che potranno mai capire degli umani?»

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